lunedì 26 agosto 2013

BIGLIETTI DI SOLA ANDATA DA TEHERAN (mostra)

BIGLIETTI DI SOLA ANDATA DA TEHERAN
Echi di rivolta, voci dall’esilio
Fotografie di Pietro Masturzo
Vignette di Mana Neyestani e Kianoush Ramezani
Documenti video di Martina Castigliani e Francesco Alesi

Villa Soragna – Parco Nevicati, Collecchio (PR) 23 agosto- 7 settembre 2013
Inaugurazione venerdì 23 agosto, ore 19.00

CON IL PATROCINIO E CONTRIBUTO: Regione Emilia Romagna - Provincia di Parma - Comune di Collecchio
IDEAZIONE E ALLESTIMENTO: Bomba di Riso
IN COLLABORAZIONE CON: Mandeep photography - Coconino Press
MAIN SPONSOR: Campus





LA MOSTRA
UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA
C’è una forma estrema di viaggio, che per sua natura non prevede il ritorno ma che, per sua natura, si nutre del desiderio di ritornare. L’esilio è un viaggio che si compie una sola volta e in un’unica direzione ma che non smette mai di tornare con il pensiero, l’immaginazione, la parola, la rabbia sui propri passi.
L’Iran è tra i paesi che più di tutti hanno spinto la propria migliore gioventù a intraprendere questo viaggio: è successo la prima volta nel 1979, quando la Rivoluzione iraniana ha divorato molti dei suoi stessi figli, costringendoli all’esilio; accade nuovamente oggi con gli esponenti del Movimento Verde e con tutti coloro che si battono per una svolta democratica del regime degli Ayatollah. Il Collecchio Video Film Festival, che nel suo decennale si interroga sul senso del viaggio, dedica l’evento speciale ai volti, alle voci e alle opere di alcuni di coloro che hanno compiuto questo viaggio di sola andata.
ECHI DI RIVOLTA: GLI SCATTI DI PIETRO MASTURZO

domenica 25 agosto 2013

Syria: attacco chimico con sarin.

"...Cento, duecento, mille caduti.

Il collega degli Esteri riportava l’incerta contabilità senza suscitare reazioni particolari: atrofizzata in una statistica, la morte di massa non fa scalpore. Poi sono arrivate le foto e il clima è cambiato. I numeri sono diventati volti. E corpi, serrati dentro i lenzuoli. L’assenza di ferite d’arma da fuoco, quindi di sangue, rendeva i cadaveri quasi metafisici: sembravano angeli, specie i bambini.

Il governo siriano nega l’uso dei gas, che le immagini parrebbero invece suggerire...."

(l'articolo completo di Gramellini in fondo al post)






 Assad
Dalcio 

Beirut, 21 ago. (Adnkronos/Aki) - Le forze governative siriane avrebbero utilizzato armi chimiche, gas nervino, in un attacco contro le forze dell'opposizione a Ghouta, sobborgo a est di Damasco. Lo hanno denunciato gli attivisti del Consiglio del comando rivoluzionario siriano, secondo i quali almeno 500 persone avrebbero perso la vita nell'attacco con armi chimiche. L'episodio fa subito tornare alla mente l'esplosione di cinque anni fa in una base militare nei pressi di Aleppo che provoco' decine di vittime con la fuoriuscita, stando a Jane's Defence, di gas sarin e iprite.
La Siria ha iniziato a sviluppare armi chimiche alla fine degli anni Settanta, all'epoca del presidente Hafiz al-Assad, padre di Bashar, anche grazie alla tecnologia ottenuta dai russi. Secondo la Cia, Damasco e' in possesso di grandi quantita' di testate cariche di sarin. E per gli esperti la Siria ha probabilmente l'arsenale chimico piu' vasto al mondo, composto da decine di tonnellate di agenti chimici letali.
Il sarin e' il terribile gas nervino usato dai terroristi giapponesi nel 1995 nella metropolitana di Tokyo, ma nella storia recente ci sono anche altri precedenti. L'ultimo risale all'agosto 2011, quando a Madrid viene fermato uno studente messicano di chimica, un volontario della Giornata Mondiale per la gioventu', con l'accusa di voler compiere un attentato alla manifestazione di protesta laica per la visita del Papa.

Syria
David Rowe

venerdì 23 agosto 2013

Salvate il soldato ... Manning.


Bradley Manning
Jan-Erik Ander


Il soldato Chelsea Manning, nato Bradley, accusato di aver passato a Wikileaks 250 mila cablo diplomatici e oltre mezzo milione di rapporti militari segretissimi, relativi soprattutto alle guerre in Iraq e Afghanistan è stato condannato a 35 anni di detenzione ed all'"espulsione dall'esercito con disonore".
Arrestato nel 2010 ha subito da allora trattamenti di una violenza inaudita.
Ammnesty International chiede di
 commutare la pena di Bradley Manning e indagare sugli abusi da lui rivelati
(Il presidente Obama dovrebbe commutare la condanna di Bradley Manning e indagare sulle violazioni dei diritti umani che il soldato ha contribuito a svelare)

mercoledì 21 agosto 2013

Concorso "Humour a Gallarate 2013"

Grand Prix 'Marco Biassoni'2012
Ivailo Tsvetkov (Bulgaria)
(George Bernard Shaw)

Humour a Gallarate / Intl Cartoon Contest
XIX edizione 2013
Iscrizioni aperte per la 19a edizione della Rassegna Umoristica che avrà luogo dal 1 dicembre al 6 gennaio 2014. La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco a scopi culturali, per testimoniare i notevoli contenuti creativi del pensiero e della grafica umoristica, che contribuiscono non poco allo sviluppo della socialità. La tematica di quest’edizione sarà “Il diavolo” in tutti i suoi aspetti: da “Inferno, diavolerie e dintorni; tra peccati e cattiverie grafiche” a “I diavoli nel mondo della politica e della commedia umana”.

Sopra l'opera vincitrice il concorso 2012, a seguire le modalità per la partecipazione per il concorso 2013, in fondo l'elenco di tutti i premiati e menzionati 2012.

martedì 20 agosto 2013

Domande al Papa di un non credente.


Casting the First Stone
Angelo Lopez
A cartoon on LGBT rights, the Philippines Roman Catholic Church and Pope Francis's recent comments about respecting and not judging gay people. Published in the August 14, 2013 edition of the Philippines Today 17 Aug 2013 Cartoon Movement


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In questo post trovate la bella riflessione di Eugenio Scalfari su Papa Francesco 
insieme ad una selezione di vignette 
di famosi artisti internazionali, con  diversi significativi temi.
 Per lui non esistono tabù, o frontiere invalicabili. A Rio, difatti, ha detto "sogno una Chiesa senza frontiere". Esiste il Vangelo, non esistono limiti.E non esistono situazioni esistenziali che impediscano al Vangelo di entrare»
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Le domande di un non credente
al papa gesuita chiamato Francesco
Il pontefice argentino è lo scandalo benefico della Chiesa di Roma. Ma cosa risponderebbe agli interrogativi di un illuminista?
di EUGENIO SCALFARI

PAPA Francesco è stato eletto al soglio petrino da pochissimi mesi ma continua a dare scandalo ogni giorno. Per come veste, per dove abita, per quello che dice, per quello che decide. Scandalo, ma benefico, tonificante, innovativo.

lunedì 19 agosto 2013

Ritratto di Renato Barilli

Ieri su la Repubblica un grande ritratto di Riccardo Mannelli
e l'intervista di Antonio Gnoli
a

Renato Barilli, critico d'arte e di letteratura italiana ed artista

“Condannato al silenzio, vivo con la paura che alla fine nessuno si ricorderà di me”. L’arte, la letteratura, il Gruppo 63 memorie di un “critico inesistente”. Non invidio Eco, sono solo un piccolo intellettuale petulante
Renato Barilli Ciò che più temo è che nessuno si ricordi di me''




18 agosto 2013
Renato Barilli Ciò che più temo è che nessuno si ricordi di me ANTONIO GNOLI

«Il fatto che lei sia qui a Bologna, in questo giorno di implacabile afa, davanti a me, mi pare un miracolo. Una visione. Forse un' allucinazione».
Non so se Renato Barilli stia scherzando, in un pomeriggio di agosto in cui anche i grilli aspirerebbero a mettersi sotto il ventilatore, o sia serio e compunto. Propenderei per la prima ipotesi se non fosse per un curioso vittimismo che lo anima. Gli chiedo se soffre della sindrome di accerchiamento. Mi risponde con spiritosa prontezza che per accerchiare si richiederebbe la presenza concreta di un soggetto e lui da tempoè sparito dai radar. Puro ectoplasma, che però ha fatto in tempo a darci un libretto sul postmoderno (edito da Guaraldi):
«Non è l' ennesima tirata filosofica sul debolismo»,
dice con vaga e sorniona cattiveria. E il pensiero corre a Gianni Vattimo. Se Barilli, critico d' arte, quasi ottantenne, tra gli alfieri del Gruppo 63, fosse il nome di una strada, faremmo una certa fatica a trovarla. Ma una volta intercettata si vedrebbe un gran via vai di persone, un traffico di gente e cose che hanno sostato o l' hanno semplicemente attraversata. Del resto, un paio d' anni fa, uscì un suo ponderoso autoritratto (edito da Lupetti), ricco di episodi e di nomi e soprattutto attraversato da una certa paura di essere dimenticato. La chiamerei sindrome di abbandono. Davvero teme che nessuno la ricordi più, per quel che ha fatto e detto nel corso della sua vita?
«La paura c' è ed è reale. Le faccio un esempio: sono tra coloro che hanno dato vita al Gruppo 63, ricorrono i cinquant' anni della sua fondazione, non c' è nessuno, dico nessuno, che ricordi che a quell' avventura partecipai anch' io. Mi sento come un paria. È la triste realtà».
La fa soffrire?
«Sì, e trovo sia un' ingiustizia. Una forma di esclusione».
Si è dato una spiegazione?
«Ho provato. Pensai: sono antipatico? Vabbè, ma non più degli altri. Ho compiuto azioni riprovevoli? Non credo e comunque non tali da giustificare questo accanimento. Ho dato fastidio? Non mi sembra».
E allora?
«Un sospetto ce l' ho. Credo che questo stato di cose dipenda molto dalla mia doppia natura. Da un lato esperto di arti visive, dall' altro critico letterario. Sa cosa mi dicevano gli amici? Quelli che si occupavano d' arte dicevano: Renato concentrati sulla letteratura che lì sei bravissimo; e i letterati invece mi invitavano a occuparmi d' arte, sperticandosi in lodi».
Lei è un equivoco vivente.
«Non scherzi, la cosa mi fa soffrire».
Condannato all' inesistenza.
«Non l' auguro a nessuno. Fin da bambino agognavo la socievolezza».
Cosa ricorda dell' infanzia?
«Pochissimo del fascismo, sono stato appena figlio della lupa e poi tutto si è dissolto. Invece ho ancora nella testa i rumori della guerra. Sperimentai tutti i tipi di bombardamento. Sento ancora il cupo ronzio delle fortezze volanti. Luccicavano in alto come enormi sardine d' argento, emanando un suono simile ai quintali di ghiaia scaricati di colpo. Mi distraevo e proteggevo, leggendo».
Cosa?
«Salgari, innanzitutto. Le sue avventure erano più forti dell' orrore della guerra. E poi, più grande, scoprii, Pascoli. Uno dei miei primi amori. Ma già eravamo negli anni Cinquanta».
Com' era la vita a Bologna in quel periodo?
«Intensa, varia, prolifica. Mi iscrissi a ingegneria. Facoltà virile, maschia, impegnativa. Inadatta a un temperamento curioso e polivalente, come il mio. Mi venne in soccorso una meningite virale che fiaccò le mie difese intellettuali. Finii così a Lettere. E lì ho avuto la possibilità di conoscere e frequentare Luciano Anceschi».
Lo studioso di estetica?
«Proprio lui, allievo di Antonio Banfi, mentalmente più agile del suo maestro. La cosa importante che ho appreso è che una teoria più che imporre dogmi deve liberare da quelli esistenti. Fu splendido, anche se sfibrato dalla beghe accademiche. Peccato che soffrì di un invecchiamento precoce. A lui, in parte devo, le distanze che presi dal cosiddetto marxismo letterario».
Dalle posizioni espresse da Lukács?
«Che erano poi quelle difese dagli intellettuali comunisti. Posso vantarmi di aver sentito fin da subito un' avversione per l' "impegno". È stato naturale in seguito dar vita al Gruppo 63. Lukács era la nostra bestia nera: il richiamo all' ordine e l' esaltazione delle classi popolari. Chi da noi se ne fece interprete stucchevole fu Vasco Pratolini».
Ma il vostro successo da cosa dipese?
«Dal bisogno di svecchiamento. Non se ne poteva più del bello stile toscaneggiante. Come neoavanguardia non abbiamo inventato nulla. Abbiamo solo esteso e democratizzato le invenzioni delle avanguardie storiche. Umberto Eco lo ha detto benissimo: siamo stati la "generazione di Nettuno". Lavoravamo sott' acqua, mentre i nostri padri nobili furono tellurici, esplosivi, dirompenti».
Chi sono stati i più talentuosi del gruppo?
«Avrei difficoltà a distinguere i più bravi. Sanguineti fu straordinario con il suo Capriccio italiano; Balestrini ha mostrato nel tempo una magnifica tenuta; i "Nuovissimi", con la loro poesia, furono la punta di attacco; Eco è stato una specie di fratello maggiore. Fu il primo ad avvicinarsi all' industria culturale a capirne i meccanismi e trovo determinante il contributo che diede con Opera aperta. Peccato che sia finito a scrivere romanzi».
Peccato perché?
«Li trovo dei divertissement. E quello che poteva anche essere una piacevole vacanza è diventata la sua occupazione principale». Non è un po' invidioso?
«No, sono solo un piccolo intellettuale, petulante e intransigente».
Piccolo ma agguerrito e col tempo anche potente.
«Ho spesso rischiato il fallimento. Potevo restare il professorino di lettere di un istituto privato; potevo deprimermi dopo la figura miseranda che feci per un colloquio in vista di una borsa di studio per gli Stati Uniti; potrei dirle quanto ho sospirato prima di entrare stabilmente all' Università. E solo dopo tutto questo che la fortuna ha cominciato a girare. Agli inizi degli anni Settanta, con l' aiuto di Argan, fui messo in cattedra e subito dopo, morto Francesco Arcangeli, mi ritrovai alla testa dell' Istituto bolognese di Storia dell' Arte e, pur con fasi alterne, per un quarto di secolo vi ho svolto un ruolo intenso».
 Quell' istituto era il coagulo dell' esperienza longhiana.
«Direi il luogo più sacro all' eredità di Longhi. Di fronte al quale mi sentivo un miscredente. Voglio dire che ero, come quasi tutti, pronto a riconoscere in lui le qualità stilistiche dello scrittore, ma a deprecare il suo inveterato naturalismo che lo portava a disprezzare tutte, o quasi, le esperienze novecentesche».
Cosa pensa delle due grandi esperienze pittoriche del Novecento, almeno della prima metà, cioè De Chirico e Guttuso?
«Con Guttuso sono stato forse fin troppo duro nella condanna. Sebbene sia stato il capofila del rigurgito di naturalismo che si ammantava di falso progressismo, gli riconosco a posteriori un indubbio talento. Il caso di De Chirico è del tutto singolare. Pensavo, come tutti, che finiti gli anni Venti, non avesse più nulla da dire e che la sua occupazione fosse ormai quella di stendere dipinti orribili e di pessimo gusto».
E invece?
«Mi accorsi, negli anni Settanta, che quel suo ricopiare, o rifare, in modi volutamente eccessivi e caricaturali le sue opere famose del periodo metafisico, ma utilizzando colori caramellosi, insomma quel suo imperterrito "citare", lo inseriva a pieno titolo nel postmoderno. De Chirico è stato l' espressione di una "neg-avanguardia", di un' avanguardia con il segno meno che capovolge i valori progressisti, come succede in algebra. Ma nessuno si sognerebbe di condannare come reazionari i numeri negativi».
Ma quando un critico dà un giudizio e sente, col tempo, di averlo sbagliato che fa?
«Non lo so. Molti fan finta di niente. Io non ho paura di ricredermi».
Le è accaduto?
«Agli inizi degli anni Sessanta, quando andavo a Milano, frequentavo di tanto in tanto il Bar Giamaica e mi vedevo spesso con Piero Manzoni. A me non piacevano le cose che faceva. In quel momento stava consumando una fase non eccezionale, quella dei "monocromi bianchi". Poi partii per Parigi dove stetti per più di un anno. Non ero accanto a lui quando ha fatto le sue opere davvero rivoluzionarie: la merda in scatola, il filo lungo all' infinito e altro. Mi rammarico, ma ho rimediato sostenendo i suoi eredi: De Dominicis e Cattelan».
Accennava al suo periodo francese.
«Sono stato decisamente un francofono. Amico di Jean Dubuffet e di Alain Robbe-Grillet. Le sue teorie sul "Nouveau roman" furono una svolta. Non ho amato Roland Barthes, perso dietro il sogno allora alla moda della semiotica. E l' arrivo di Michel Foucault e compagni mi ha turbato, non li ho capiti, trovandoli inutilmente ambiziosi. Ho considerato migliori i loro padri: Sartre e Merlau-Ponty».
Ma è vero che in Francia la chiamavano "Renet Barillet"?
«In realtà, questo sfottò è venuto dalla bocca di Giuseppe Guglielmi, fratello di Angelo, noto per le sue battute. I francesi non si sono troppo accorti del mio amore per loro, quello è l' unico paese in cui non sono mai stato tradotto».
Riecco il tono lamentoso, la sindrome di accerchiamento.
«Magari mi accerchiassero, invece sento solo il silenzio attorno a me. Che è l' arma più subdola. Non mi stroncano neppure, mi ignorano».
Non è che le fanno scontare le sue contaminazioni con il potere politico?
«Se allude a Craxi, ebbene vidi in lui un leader e una speranza per il Paese. Mi sbagliavo. Politicamente sono sempre stato un socialdemocratico. E per questo gli amici del Gruppo 63 mi sottoposero, già allora, a una specie di processo, dal quale uscii indenne. Sono stato per il Psi responsabile nazionale per le arti. Ho tentato di fare qualcosa in quella direzione anche se, lo devo ammettere, talvolta ne ho approfittato per proporre le mie mostre».
È anche pittore?
«Certo. Ho perfino frequentato da giovane l' Accademia delle Belle Arti».
Non capisco se sia più egocentrico, masochista o equanime nel raccontarsi.
«Tenderei a essere equanime, talvolta ci riesco anche per una indubbia pulsione masochistica, tanto da riuscire a infliggermi le qualifiche più odiose. Ritengo di essere l' autore che, nonostante una produzione di ormai sessant' anni, viene più di frequente omesso. Con un pizzico di divertimento mi definisco ormai come un calviniano "critico inesistente". Ma in fondo, lo ammetto, in tutto questo ci può anche essere una punta di vanità e di egocentrismo. Conosco bene l' arte di giocare a rovescio, di capovolgere il tavolo. L' ho appresa da Robbe-Grillet, del quale rimasi amico fino a quando non stroncai il suo cinema. Faceva film duri, legnosi, prefabbricati. Mi tolse il saluto. E fui cancellato dalle sue volontà testamentarie. Credo di aver rivestito un ruolo importante per lui. Ma nelle sue memorie non c' è nessuna menzione, neppure marginale o di sfuggita. Nessuna traccia di me».
ANTONIO GNOLI


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domenica 18 agosto 2013

Gibilterra riaccese antiche tensioni.


NEWS: 
18 Agosto
Gibraltar reef protest flotilla repelled by Royal Navy and police vessels
Spanish fishermen retreat after two-hour standoff near artificial reef at centre of row between Madrid and London


E' ormai una decina di giorni che si alzano i toni tra Spagna e Inghilterra.
Ripercussioni della Spagna alla costruzione di una  specie di barriera con blocchi di cemento nella baia davanti alla rocca di Gibilterra, controlli doganali severissimi e l'imposizione di una tassa per venire incontro al mancato introito dei pescatori spagnoli. L'arrivo nello stretto di nove navi da guerra inglesi  ed oggi la manifestazione dei pescatori ...
La notizia

LE VIGNETTE:


"Hms tintinnar di sciabole"
Sulle bandiere: "L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo sia distratto"
di Dave Brown -The Indipendent 


PORTOS / Franco Portinari
Etichette: Cameron, Gibilterra, Londra, Madrid, postcards, Rajoi


by Peridis -El Paìs

 by Peridis ElPais



by Peridis ElPaìs



TENSION IN GIBRALTAR
Ricard Soler
The Spanish goverment tries to hide their corruptions problems 14 Aug 201




Gibraltension
Rodrigo de Matos
The UK government is considering legal action against Spain over the imposition of additional border checks in Gibraltar. 14 Aug 2013


Morten Morland - The Times

***
le foto
Gibraltar: Spanish fishermen stage at-sea protest against reef - video

giovedì 15 agosto 2013

La nota dal Quirinale: "Ma Silvio, non hai fatto la domanda!"

La nota dal Quirinale: 
"Ma Silvio, non hai fatto la domanda!"

Le vignette:


mercoledì 14 agosto 2013
ALLA JANNACCI
L'attesa "nota" del Quirinale è arrivata e come ci si poteva e doveva aspettare dice e non dice.
Giustamente fa notare che, al momento, Berlusconi non ha ancora chiesto un provvedimento di grazia.
Astutamente, senza sbilanciarsi, gli lascia in mano un cerino acceso che assomiglia molto di più a una miccia.
Poco digeribile per il Cavaliere la necessaria ammissione di colpevolezza, addirittura catastrofica l'eventualità di un rigetto della domanda.
Gianfranco Uber


Grazia
PORTOS / Franco Portinari





Troppa grazia
E in serata di ieri la nota di Napolitano. Intransigenza dei tanti punti interrogativi che lascia. Meno uno: il governo Letta delle larghe intese, prima di tutto.
Mauro Biani





Marassi - Il Mattino.it



Tomas 


SERGIO STAINO


Per Grazia Ricevuta
Tullio Boi


Roberto Mangosi www.enteroclisma.com


Uno spiraglio dal colle
Romaniello


Domiciliari
fabiomagnasciutti

Incandidabile
 Tiziano Riverso

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La Nota del Presidente:


Dichiarazione del Presidente Napolitano

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"La preoccupazione fondamentale, comune alla stragrande maggioranza degli italiani, è lo sviluppo di un'azione di governo che, con l'attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell'economia e dell'occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti provvedimenti; ed essenziale è procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida ( nei suoi aspetti più urgenti ) revisione della legge elettorale. Solo così si può accrescere la fiducia nell'Italia e nella sua capacità di progresso. Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell'instabilità e nell'incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso.Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione - da parte di tutte le forze di maggioranza - del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.
Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.
Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell'attenzione pubblica come in ogni altro.
In questo momento è legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni già prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed è comprensibile che emergano - soprattutto nell'area del PdL - turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalità che ha guidato il governo ( fatto peraltro già accaduto in un non lontano passato ) e che è per di più rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza. Ma nell'esercizio della libertà di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Né è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche.
Intervengo oggi --- benché ancora manchino alcuni adempimenti conseguenti alla decisione della Cassazione --- in quanto sono stato, da parecchi giorni, chiamato in causa, come Presidente della Repubblica, e in modo spesso pressante e animoso, per risposte o "soluzioni" che dovrei e potrei dare a garanzia di un normale svolgimento, nel prossimo futuro, della dialettica democratica e della competizione politica.
A proposito della sentenza passata in giudicato, va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto.
In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta.
L'articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda. La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell'esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l'esclusiva titolarità, il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso --- sulla base dell'istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia --- per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull'esecuzione della pena principale.
Essenziale è che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese.
E mentre toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l'ulteriore svolgimento - nei modi che risulteranno legittimamente possibili - della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l'Italia ha bisogno. Una prospettiva di serenità e di coesione, per poter affrontare problemi di fondo dello Stato e della società, compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all'ordine del giorno. Tutte le forze politiche dovrebbero concorrere allo sviluppo di una competizione per l'alternanza nella guida del paese che superi le distorsioni da tempo riconosciute di uno scontro distruttivo, e faciliti quell'ascolto reciproco e quelle possibilità di convergenza che l'interesse generale del paese richiede.
Ogni gesto di rispetto dei doveri da osservare in uno Stato di diritto, ogni realistica presa d'atto di esigenze più che mature di distensione e di rinnovamento nei rapporti politici, sarà importante per superare l'attuale difficile momento".

Roma, 13 agosto 2013 (fonte)


mercoledì 14 agosto 2013

DONQUICHOTTE: "OCCUPY GEZIPARK!" CARTOONS ALBUM


"OCCUPY GEZIPARK!" CARTOONS ALBUM
"DIREN GEZI!" KARIKATÜR ALBÜMÜ:
"direngezi" karikatür albümü "digital dergi" formatinda hazýrlandi..
sag butondan tiklandiginda (veya klavyeden ileri tusuyla) sayfalar kendiliginden cevriliyor..
albümde 11 ödüllü olmak üzere toplam 86 calisma yer aliyor..
(by erdogan karayel & saadet demir yalcin)

È uscito l'album relativo ai cartoons  sull'occupazione di Gezi Park in Turchia.
Complimenti a tutti gli autori presenti nella raccolta ed anche a quelli non presenti.
Numerosi gli italiani presenti, non metto i loro nomi non voglio togliervi la sorpresa di scoprirli, scorrendo le pagine online. Sotto l'elenco del Grand Prix, Ahmet, 
e delle menzioni d'onore, tra cui l'amico Agim Sulaj.








Grand PrixMURAT AHMETİ/KOSOVO
"OCCUPY GEZIPARK!" INTERNATIONAL CARTOON EXHIBITION PRIZES..
"DİRENGEZİ" ULUSLARARASI KARİKATÜR SERGİSİ ÖDÜLLERİ...

GRANDPRIZE/BÜYÜK ÖDÜL (DQ SCULPTURE/DON KİŞOT HEYKELCİĞİ:
- MURAT AHMETİ/KOSOVO

HONOR PRIZES (DQ CERTIFICATE/DQ SERTİFİKASI):
- AGIM SULAJ/ALBENIA
- ERCAN BAYSAL/TURKEY
- OĞUZ DEMİR/TURKEY
- HALİT KURTULMUŞ AYTOSLU/TURKEY
- OĞUZ GÜREL/TURKEY
- TALAL NAYER/SUDAN
- ALEXANDER DUBOVSKI/UKRAINE
- LUBOMIR KOTRHA/SLOVAKIA
- MEHMET KARAMAN/SWITZERLAND
- MUSTAFA KÜÇÜK/GERMANY

ALL CARTOONS/ÖDÜL ALAN KARİKATÜRLER:

http://www.donquichotte.org/content/blogsection/1/153/lang,de/



di Agim Sulaj Albania
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Il sito di DonQuichotte
The Winners

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Le raccolte di Fany-Blog 

 Prima Parte.

Turkey : cartoons for 
Seconda Parte
  
Turkey : cartoons for ISTANBUL PROTESTS (3)
Terza parte

Turchia: "l'Uomo in piedi" (4 parte)

martedì 13 agosto 2013

In attesa della grazia per Silvio (vignette)

A breve la risposta di Napolitano alla richiesta di grazia, dopo la salita al colle di Brunetta e Schifani, lo scorso 5 agosto per intercedere in favore di Silvio.


UN ATTIMO DI RELAX PLEASE
Attesa a breve la meditata comunicazione del Colle sul futuro politico/giudiziario di Berlusconi.
Gianfranco Uber

GRANDI OPERE
In corso le operazioni di alta ingegneria politica per la realizzazione del primo salvacondotto di recupero risorse politiche mondiale.
Gianfranco Uber
Etichette: berlusconi, giustizia, pdl, politica



IL PELO NELL'UOVO
Ci sarà mai una sentenza definitiva in Italia?
Sembra che i rappresentanti della Magistratura lo facciano apposta per aggiungere ai tre gradi di giudizio dell'iter processuale gli infiniti altri gradi di giudizio delle loro sentenze provocati dalle improvvide e ricorrenti dichiarazioni a microfoni accesi.
Gianfranco Uber

Tiziano Riverso

 
Maramotti - L'Unità
 



PORTOS / Franco Portinari
Etichette: Berlusconi condannato, Brunetta, Grazia, Graziella, postcards, Quirinale, Schifani


e grazie a al capo, dello stato
 fabiomagnasciutti
Etichette: berlusconi, magnasciutti, napolitano








Famme na grazia!

Matteo Bertelli
 In attesa della grazia!
- Questa giustizia mi provoca la nausea!!
Romaniello



Moise




La grazia di Silvio
COME CADERE IN DIS...GRAZIA
Ora le prova proprio tutte,
pur di sfuggire anche a quel poco
- troppo poco -
che gli è rimasto da scontare.
Al punto di mandare due suoi picciotti
a chiedere il perdono.
Con molta ... GRAZIA.
Roberto Mangosi www.enteroclisma.com




Io non mollo
CeciGian




Corriere della sera: "Nessun sconto al condannato. Epifani contro Berlusconi."
Enrico Letta: "Speriamo che Guglielmo non sbagli la mira"
Giannelli - Corriere della sera


E se vedi cadere una stella?
Non mi dire che il tuo desiderio è l'abolizione dell'IMU!!
Giannelli - Corriere della sera



Dichiaratemi innocente, o ...
Bertolotti e De Pirro


Equivoci
Le vignette di ElleKappa - Repubblica.it



 Pena sospesa
Claudio Cadei

Claudio Cadei 



The Prayer
Massimo Bucchi



Fisco Ring
Massimo Bucchi


Mediashining
Massimo Bucchi


SERGIO STAINO
 


La scelta di re Giorgio

di Alessandro Giglioli
La partita, in queste ore, si sta giocando sulle scrivanie di due uomini anziani.
Uno è chiuso in una grande villa appena fuori Milano, ad Arcore; l’altro in una grande villa appena fuori Roma, a Castelporziano.
Il primo, fondamentalmente, minaccia: se non gli verrà garantita la sua salvezza personale – anche dal carcere, sì – scatenerà una guerra che bloccherà il Paese per mesi. Con l’arma finale dello scioglimento delle Camere e del ricorso al Tar per farsi rieleggere, affidata al mastino Nitto Palma.
Il secondo deve scegliere. Deve scegliere se il ‘bene del Paese’ è cedere al ricatto in nome della pacificazione o far prevalere la Costituzione, lo Stato di diritto, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Ogni sovrano, a un certo punto, si trova di fronte a una scelta fondamentale. Di quelle che si tramanderanno alla storia. Oggi è il turno di re Giorgio. Auguri veri, che sia illuminato e soprattutto non abbia paura.

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Ore decisive per il caso Berlusconi In arrivo la dichiarazione del Quirinale